Musica

DISCOGRAFIA

– Tarant Beat Project (Raitrade/Cni/Nut – 2008)
– Tarant Beat Live (Suoniliberi/Self – 2010)
– Terra di nessuno (Pugliasounds/Suoniliberi/Self – 2012)
– Pane (Soundfly/Pugliasounds/Self – 2019)
– Tre fate|singolo (Rione Junno/Teatro Pubblico Pugliese – 2020)

1. “TARANT BEAT PROJECT” (Rai Trade / Cni / Nut – anno 2008) E’ il primo frutto dell’ intenso lavoro del gruppo. Il disco nasce dalla voglia di accostare due realtà apparentemente incompatibili come la musica delle radici ed il contemporaneo “beat” elettronico. È un disco che si basa sulla consapevolezza che la musica delle radici e della tradizione, per continuare a trasmettere la sua naturale vitalità, impone ai suoi interpreti un atteggiamento fatto di puro istinto, figlio non solo della nostra storia ma anche di un’esperienza quotidiana ed attuale ricca di suoni, immagini, voci, contaminazioni culturali, rumori della strada e sonorità del nostro tempo. Tarant Beat Project si fregia di numerose ed importanti collaborazioni di artisti italiani ed internazionali di spicco tra cui: Eugenio Bennato, Sha-One (La Famiglia), Elio 100grammi (Bisca), Mohammed Ezzaime el Alaoui (Marocco), Assane Diop (Senegal), Samir Toukour (Algeria) e Zaina Chabane (Mozambico).

2. “TARANT BEAT LIVE” (Self / Suoniliberi – anno 2010) E’ il titolo del secondo travolgente lavoro di Rione Junno. Si tratta di un disco che porta il grande marchio distintivo della performance dal vivo e nasce dal successo di pubblico riscontrato nel fortunatissimo tour “Tarant Beat Project 2009” che ha portato il gruppo a partecipare alle più prestigiose e quotate rassegne musicali italiane, tra le quali il festival “La notte della Taranta” in Salento ed il “Kaulonia Festival” in Calabria. Un disco di cui Vincenzo Santoro ha detto: «Dall’ascolto del disco emerge chiaramente la cifra stilistica di Rione Junno, che mescola sapientemente repertori tradizionali e sonorità contemporanee. Rispetto al lavoro in studio, il sound risulta meno eclettico e in alcuni casi decisamente più rock, soprattutto per i preziosi apporti “elettrici” di Elio “100 gr.” Manzo, chitarrista proveniente dall’esperienza e dalla storica scena musicale underground dei Bisca». «Il risultato – continua Vincenzo Santoro nella sua presentazione dell’album – è un live potente (e veramente irresistibile nei brani più ritmici, come Tarantella di S. Giovanni e Figlia figlia), caratterizzato da una tessitura musicale raffinata ed evocativa (emblematico, in questo senso, TarantMedley, dedicato alla memoria di Antonio Maccarone, maestro cantatore di Carpino da poco scomparso). Colpisce, inoltre, l’attenzione a repertori più impegnati di cui, un esempio eclatante è il brano più intenso del disco, la versione de “Il 23 di marzo”, un canto dei braccianti del Tavoliere che ricorda un episodio della stagione delle lotte contadine del dopoguerra (la “rivolta di San Severo” del 23 marzo 1950, in cui la polizia di Scelba sparò sui manifestanti provocando una strage), che viene attualizzato con l’aggiunta di un testo, scritto per l’occasione da Sha-One (leader del gruppo hip hop La Famiglia), che parla delle terribili condizioni dei braccianti immigrati di oggi».

3. ”TERRA DI NESSUNO” (Self / Pugliasounds / Suoniliberi – anno 2012)
Il terzo disco di Rione Junno si caratterizza e si traduce in un importante progetto discografico, con nove brani inediti, in cui la musica del Sud si accosta ed amalgama, fino a fondersi, in un sound contemporaneo, nel quale risuonano allo stesso tempo le note martellanti degli strumenti caratteristici del Sud Italia, il tamburello e la chitarra battente, i “groove” di bassi ed elettronica, le melodie e voci dell’Africa e Mediterraneo ed i “riff underground” di chitarra elettrica… Forti e strettamente attuali i temi affrontati in musica e testi: si va da tracce che raccontano della triste esigenza di “dover partire”, piaga delle nuove generazioni per mille motivi costrette ad emigrare, ad altre che esaltano la bellezza estetica ed intrinseca di un “Sud” che va riscoprendosi e va riscoperto; da un brano che esalta la coscienza di aver ancora dentro di sé la forza e l’ardore dei briganti, ad un altro brano di ricerca basato su un frammento inedito dell’ “Archivio Sonoro Puglia” (fondo Giovanni Rinaldi), patrimonio di inestimabile valore a cui Rione Junno mai ha fatto mancare la propria attenzione. Di spessore ed interessanti le collaborazioni anche in questo terzo album:Enzo Gragnaniello, Marcello Colasurdo, i Bisca, Erasmo Petringa, gli archi del teatro San Carlo di Napoli. Più info qui:

4. ”PANE” (Self / Pugliasounds / Soundfly – anno 2019)
PANE è un disco coraggioso. Come accade ai più romantici dei ‘maestri panificatori’, i Rione Junno hanno arricchito la loro pasta madre degli sguardi, dei suoni, delle voci, dei paesaggi che hanno incrociato lungo il loro cammino artistico, nei vent’anni di carriera che proprio quest’anno raggiungono e festeggiano.
“Questo disco, questa opera musaica e poetante, lega le voci d’Armenia e quelle del tavoliere di Puglia, e convoca altre voci ritmiche o musicate.
Qui sta iniziando un umile banchetto ebbro di arte e sobrio di umanità e di rispetto che si allarga a musicisti e poeti di ogni parte del mondo e della storia.
Al centro il Pane, elemento base del racconto che ogni civiltà fa di sé stessa, ognuna diversa, e però accomunate dal leggere in esso, nel Pane, l’emblema della fame atavica e sempre nuova, l’emblema della dignità, del lavoro, della condivisione”. Davide Rondoni
“L’ Italia nel suo precipitoso abbandono della civiltà contadina non ha trovato un’altra civiltà. Se quel mondo è finito, non è arrivato un altro. Questo prezioso lavoro che ci viene dalla bellissima Italia garganica ci invita a indugiare un poco sul mondo del pane e del canto, sapendo che ci serve la forza del passato, più che l’estenuante querela di un presente cinico e ciarliero”. Franco Arminio
Il disco ‘PANE’ (esce per Soundfly, con il sostegno di Pugliasounds e distribuito da Self), arricchito nel suo booklet dai disegni dell’artista Stefania Guerra, è un contenitore di musiche e dei testi inediti composti e scritti su ispirazione dei versi tratti dal poema omonimo di Umberto Fraccacreta, da “Il canto del pane” del poeta armeno Daniel Varujan e da testi del poeta Raffaele Niro.
Umberto Fraccacreta è stato uno dei più importanti poeti italiani del ‘900, non a caso il suo nome è stato incluso nel Dizionario Biografico della Treccani. Tra le sue opere più note vi è proprio il poema Il Pane, ispirato a temi che toccano a 360 gradi il volto del Tavoliere delle Puglie e che risuonano attualissimi al giorno d’oggi. Daniel Varujan, ucciso nel 1915 durante il genocidio ad opera degli Ottomani, è tuttora riconosciuto come il più grande poeta armeno. Il canto del pane, ritrovato dopo la sua morte e pubblicato postumo, è diventato il simbolo della vita del popolo armeno. Parte insostituibile nella tessitura generale dei testi poetici è stata quella di Raffaele Niro, poeta e scrittore.
Il progetto musicale di questo album è dunque caratterizzato da una forte tessitura musicale raffinata ed evocativa, con focus anche su repertori e temi impegnati, grazie alle sempre fondamentali collaborazioni ed operazioni di ricerca di Rione Junno su frammenti inediti dell’ ‘Archivio Sonoro Puglia’ e del ‘Fondo Giovanni Rinaldi’.
L’idea discografica si basa sulla consapevolezza che la musica delle radici, per continuare a trasmettere la sua naturale vitalità, impone ai suoi interpreti un atteggiamento fatto anche d’istinto, figlio di un’esperienza quotidiana densa di voci, ‘parole importanti’, rumori della strada, affidati per l’occasione alla direzione musicale del Maestro Erasmo Petringa.
Il disco, ha coinvolto vari artisti e vede alcuni featuring d’eccezione: da Massimiliano Morabito e Giulio Bianco del Canzoniere Grecanico Salentino, al Maestro cantore Antonio Piccininno, a Riccardo Giagni, Sonya Orfalian, Eugenio Bennato, Elio 100 grammi dei Bisca, Luca Rossi, Assane Diop.

”TRE FATE” (Teatro Pubblico Pugliese / PiiilCulturaPuglia – anno 2020)
Ogni popolo ha viaggiato e ha ospitato. La civiltà, infatti, non cammina se si pongono muri e confini. La civiltà vuole una strada, di terra o di mare, ma aperta. Perciò ogni fiaba ha migrato, ha seguito le tracce dei soldati o dei mercanti, le transumanze dei pastori, le carovane dei pellegrini. Se si è fermata nelle piazze, nelle cucine o nelle osterie, lo ha fatto per poco, per ‘meticciarsi’ e per contaminare. L’ospitalità narrativa così praticata le ha dato anche una universalità di struttura, che attesta l’universalità della vicenda umana nella sua formazione: un viaggio, la vita, pieno di prove, e in cui nessuno si salva da solo.
La strada della fiaba è perciò strada glocale, di identità e differenze, di radici e di comunioni. Essa è la stessa su cui si è costituita l’Europa. Prima di diventare una comunità culturale e una organizzazione politica, l’Europa era una ninfa che, come ricorda il mito (padre e matrice della fiaba), viaggiava verso il Nord venendo da Sud, collegando così le montagne e il mare, il cuore nordico delle culture europee con le vicende di un Mediterraneo che allora, come ora, deve essere capace di ospitare e di ascoltare.
Tenendo in mezzo l’Italia.
‘Le strade della fiaba’ è un progetto di Regione Puglia e Treccani, ideato da Laura Marchetti (coordinatrice scientifica), per custodire la cultura orale-popolare e promuovere i suoi antichi saperi, le voci meticce ed i suoi incantati paesaggi attraverso la rivitalizzazione della Fiaba di Comunità.
Dalla fiaba popolare “Le tre fate e lo zampognaro di Pescocostanzo”, attraverso la rioralizzazione e riscrittura affidata a Rione Junno, nasce il singolo ‘Le tre fate’.